La riscossa irlandese, seconda parte: “La catena del destino” di Bram Stoker

Di Gian Luca Nicoletta

 

Con questa seconda parte della “riscossa irlandese” (la prima parte la trovate qui) voglio parlarvi di alcuni testi non molto noti eppure frutto della mente di uno dei fondatori (se non il fondatore) del genere horror: La catena del destino, una breve serie di racconti scritta dall’irlandese Bram Stoker.

C’è un lato negativo nel diventare famosi in tutto il mondo con un romanzo: il resto della produzione, non a caso definita “minore”, viene indiscriminatamente messa da parte. E così come si conoscono poco i saggi di Marcel Proust, allo stesso modo oggi non si parla mai dei racconti dell’autore di Dracula. Chiaramente, sarebbe sciocco da parte mia non dirlo o far presumere il contrario: la suspance, la tensione che si prova sfogliando le pagine e l’intreccio della trama del romanzo che tratta le vicissitudini del vampiro più famoso della storia non hanno nulla a che vedere, in qualità stilistica e letteraria, con quanto vi descriverò oggi; ma se è vero che abbiamo creato questo blog per far emergere le opere di nicchia e quelle dimenticate, è mio compito parlarvi di questi racconti.

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Questa antologia, pubblicata per la prima volta in Italia nel 2006, si presenta come una breve raccolta di cinque racconti: La catena del destinoIl sogno delle mani insanguinateLa sabbie di Crooken, La profezia della zingaraIl segreto dell’oro vivo. Ognuno di questi testi è indipendente dall’altro, ha personaggi che non si incontrano tra loro e percorrono strade separate. Ma allora il filo rosso che li collega qual è? L’incontro con il soprannaturale.

Le ambientazioni sono quelle tipiche del romanzo vittoriano, epoca che Stoker visse quasi per intero (nacque nel 1847 e morì nel 1912), e presentano una disposizione speculare: nel primo racconto vediamo Scarp, una grande dimora comprata da poco da Mr e Mrs Trevor e finemente restaurata, mentre nell’ultimo racconto andiamo a Brent’s Rock, vecchio castello ormai abbandonato a causa della disgrazia che si è scatenata sul rampollo della famiglia Brent. Nel secondo racconto ci troviamo in un cottage di campagna lontano da centro del villaggio, abitato da un uomo solo e tormentato da un terribile sogno che gli ricorda il crimine che ha commesso; mentre nel quarto anello della catena siamo in una casa accogliente ma sperduta, vicino a un campo dove stanziano degli zingari. Il racconto centrale, invece, colloca lo scenario esattamente al centro fra una casa di campagna, un vecchio castello e un deserto di sabbie mobili.

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Lo stile della narrazione ricorda per molti versi quello adottato da Sir Arthur Conan Doyle, il quale peraltro è stato contemporaneo di Stoker (Conan Doyle è nato nel 1859 ed è morto nel 1930). Trattandosi di novelle non ci sono intrecci della trama, ma il discorso scorre in maniera fluida, percorrendo il naturale corso degli eventi. Solo in alcuni casi incrociamo dei flashback che ci aiutano a comprendere le dinamiche dell’episodio. C’è anche da dire che questi racconti furono per la prima volta pubblicati nel 1885, e da allora la nostra sensibilità all’horror è notevolmente mutata: è azzardato dire che questi racconti “fanno paura“, tuttavia alcune scene presentano elementi che si fissano facilmente nella nostra immaginazione (come dei capelli biondi che crescono da una mattonella crepata). Se ci aggiungete poi che chi vi scrive è un fifone di prima categoria…

Ad ogni modo, tralasciando le mie umane debolezze, vi consiglio la lettura di questi racconti perché per prima cosa sono davvero godibili. Inoltre, se tra voi si annida qualche aspirante scrittore come noi, da La catena del destino potrete prendere validi spunti e imparare molto, specialmente per quel che riguarda le descrizioni dei luoghi e le sfumature della luce. Un piccolo volume da aggiungere alla vostra biblioteca, sono certo che troverete lo spazio!

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