La riscossa irlandese, terza parte: “Il castello Rackrent” di Maria Edgeworth

Di Gian Luca Nicoletta

 

Con questo articolo completiamo la serie (la prima, chissà…) sui romanzi irlandesi da riscoprire. La prima e la seconda parte le trovate rispettivamente qui e qui.

Il Castello Rackrent è uno dei primi romanzi storici della letteratura in lingua inglese. Il romanzo di cui vi parlo oggi, infatti, fu pubblicato nel 1800, pensate ben quattordici anni prima del celebre Waverley, il romanzo di Sir Walter Scott con cui convenzionalmente si dà inizio a questo genere nella storiografia letteraria.

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La trama in sé è piuttosto semplice: si narra la storia di una famiglia della piccola nobiltà contadina irlandese attraverso la voce di un anziano servitore, il quale rende conto di tutte le vicissitudini che si sono succedute nel corso degli anni e delle generazioni. A partire dagli albori col primo baronetto proprietario di Rackrent sino ai “giorni nostri”, ovverosia proprio il 1800, l’anno in cui l’Irlanda venne unita al resto del Regno Unito per formare il “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda“. Situazione, questa, che durerà sino al 1922, quando gran parte dell’isola diventerà l’attuale Repubblica d’Irlanda.

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In relazione al citato Walter Scott, ci sono alcuni punti di questo romanzo che sono interessanti da mettere a confronto per approfondire meglio quanto conosciamo di questo genere letterario, il romanzo storico. Il primo elemento, essenziale, è quello delle fonti: in questo genere di romanzi l’autore o autrice del testo propongono al lettore di buona volontà una storia assolutamente veritiera. La forza di questa verità sta nel fatto che gli usi e i costumi, la lingua, i nomi delle città e delle province sono tratti direttamente da diari, canzoni popolari, ballate, racconti orali di chi ha un legame diretto con il periodo storico preso in esame (un lontano parente, un diario di famiglia, una storia che si tramanda di generazione in generazione). Una variante a questo elenco, che ha avuto molto successo in più parti d’Europa, è quella del manoscritto: si conferisce autorità al romanzo che viene proposto in virtù di un vecchio manoscritto ritrovato, quasi sempre per caso, e che attesta la veridicità di quanto inventato dall’autore.

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Il secondo elemento in comune e interessante, perché riflette una peculiarità tutta occidentale che Maria Edgeworth riporta, è quella del passato migliore del presente. Non è difficile trovare, in questi romanzi storici, frasi del tipo “nel lontano 11…. quando gli uomini valorosi cavalcavano su queste terre” oppure “in quel periodo in cui i signori tiranneggiavano ma si poteva sempre bere un bicchiere di buon vino”. Espressioni di questo genere, specialmente in un contesto quale quello del romanzo storico, favoriscono a rendere meglio nel lettore un senso di decadimento della società attuale, che ha inesorabilmente perduto i valori certamente più severi ma di gran lunga migliori di quelli che vigono nella contemporaneità. Chiaramente la realtà non è questa, tuttavia se consideriamo tale ragionamento in relazione a un periodo storico in cui l’autorità (nel senso di una voce autorevole le cui sentenze non possono essere altro che vere, quali la Chiesa, lo Stato, i dottori, gli esperti ecc.) non veniva messa in discussione nella medesima misura in cui lo sono oggigiorno, si capisce bene perché affermazioni di questo tipo trovassero abbondanti orecchie pronte ad ascoltare.

Il terzo e ultimo elemento è quello della terra. Nei romanzi storici il suolo, l’appartenenza al proprio territorio, il paese o villaggio di origine, la proprietà privata da conservare sono elementi dominanti in quasi tutti i romanzi. Ne sono un esempio, appunto, Il castello Rackrent, i cui proprietari sono sempre minacciati da gravosi debiti che mettono in discussione la solidità del patrimonio, oppure in un altro celebre romanzo di Walter Scott, Ivanhoe, le cui gesta cavalleresche sono calate in un contesto di aspra guerra tra feudatari.

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Ciò che rimane a noi lettori di questi romanzi, almeno per quanto concerne la condivisione di valori e ideali, è molto poco. Ma è un poco che, a mio avviso, vale la pena di conoscere per poter meglio apprezzare il mondo nel quale viviamo oggi. Esiste una verità taciuta in questi romanzi, in queste perle da scovare tra gli scaffali impolverati delle biblioteche, ed è il profondo legame tra persone che nutrivano, l’un per l’altra, profonda stima e rispetto. In un mondo come quello nel quale viviamo, fatto di dietrologie e troppi sotterfugi, riscoprire un modello di comportamento limpido, ispirato ai valori di lealtà, coerenza, responsabilità e rispetto, questi romanzi rappresentano un pilastro che vacilla ma non crolla, un muro portante, forse di modeste dimensioni, che può aiutarci a mantenere in piedi il nostro essere umani.