“Il nome della rosa” in arrivo su Rai 1, l’atto di un genio incontra il piccolo schermo

Di Gian Luca Nicoletta

 

Ormai lo sappiamo già da un po’: la Rai sta per proporci una nuova serie televisiva ma, questa volta, il soggetto messo in scena viene da uno dei più importanti capolavori della letteratura mondiale, Il nome della rosa di Umberto Eco.

Non vi nascondo che quando ho visto il trailer ne sono rimasto affascinato. Lessi per la prima volta quel magnifico romanzo circa otto anni fa e, qualche mese dopo averne completato la lettura, ho avuto modo di affrontarne lo studio all’università durante un corso di Teoria della Letteratura.

Con questo romanzo il mondo ha conosciuto il genio di Eco, un uomo le cui doti intellettuali, intellettive e culturali è inutile enunciare data l’immensa invasione di campo, da quello accademico al più popolare, che questa figura ha fatto nell’arco di trent’anni e forse più. La cosa che mi preme però evidenziare in questo articolo è perché quest’opera ha letteralmente rivoluzionato il ragionamento critico e teorico sui romanzi e sulla letteratura più in generale.

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Per chi avesse problemi di memoria, vi riassumo in poche righe la trama (ovviamente senza spoiler!): siamo nel pieno del medioevo della Santa Inquisizione, in Italia, e in un monastero dove la vita prosegue sempre uguale a sé stessa, immersa nell’adorazione del Signore e nel lavoro della terra, si verificano una serie di inquietanti omicidi, le cui vittime sono proprio i monaci. Incrociano questa serie di eventi i due protagonisti: Adso da Melk e Guglielmo (o William) da Baskerville.

La prima, lampante, etichetta che si potrebbe affibbiare a questo romanzo è quella di “giallo” (omicidi), ma forse anche “storico” (medioevo). Ebbene, il romanzo è entrambi. Cosa c’è di così sorprendente? Oggi niente, ma quando venne pubblicato nel 1980 Il nome della rosa fu il primo romanzo di cui si abbia conoscenza in cui si mescolano due generi letterari differenti. La letteratura “di genere” (romanzi rosa, gialli, fantasy, del mistero, horror…) non è mai stata considerata al pari della letteratura “dei classici”, per intenderci la letteratura che si incontra nei libri di scuola. La tradizione manualistica letteraria italiana si basava sui grandi modelli della letteratura ottocentesca e primo novecentesca: dunque romanzi storici (Manzoni), veristi (Verga), d’analisi psicologica (Pirandello e Svevo) e poi tutta la produzione poetica (dalla Scuola Siciliana a Leopardi, con Dante sulla cima di ogni cosa). I romanzi di genere, invece, non a caso venivano definiti romanzi “d’appendice”, perché venivano pubblicati inizialmente in fondo ai giornali e a puntate – in Inghilterra ne sono un fulgido esempio i racconti di Conan Doyle – mentre negli anni 1960-’70-’80 si trovavano solo nelle edicole, dato che le librerie erano il regno dei grandi classici, della Letteratura studiata dai professori universitari.

Eco che cosa fa? Un’operazione molto semplice: prende il primo grande Genere letterario, il romanzo storico, e lo mescola senza vergogna con il più popolare dei generi d’intrattenimento, il giallo. Cosa ne esce? Una strada diversa per la letteratura globale! Il genio si esprime sempre nel coraggio di saper fare le cose più semplici: possibile che in secoli e secoli di letteratura a nessuno fosse venuto in mente prima? Evidentemente no. Per trovare un colpo di genio così semplice ma così innovativo dobbiamo tornare indietro di secoli, fino a Dante Alighieri.

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«Nel mezzo del cammin’ di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura…»

Chi non conosce i versi più famosi al mondo? Ebbene, con una semplice sostituzione della voce narrante, dalla terza persona singolare di tutte le opere medioevali, alla prima persona singolare della Commedia, Dante dà vita, tra le altre cose, all’utilizzo dell’“io” nelle opere letterarie. Vi sfido a trovare innovazioni quasi imbarazzanti per la loro semplicità ma che rivoluzionano nel verso senso della parola la Storia del mondo.

Ora, dopo anni dalla pubblicazione di quest’opera grandiosa (non la Commedia, l’altra!), i generi letterari si mescolano senza alcun problema e, soprattutto, senza professoroni incanutiti che saltano sulla sedia dopo un paio di pagine di lettura, siamo nel 2000. Tutto questo, però dubito che emergerà dalla visione della serie tv che partirà dal 4 Marzo su Rai 1, poiché di Teoria della Letteratura se ne parla sempre troppo poco.

Personalmente guarderò questo show con grande interesse e curiosità, non risparmiando i confronti col film del 1986 in cui recita Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville. Noi de Lo Specchio di Ego seguiremo la faccenda da vicino e vi terremo aggiornati a ogni puntata, dedicandole un apposito articolo.
Non mi resta che dirvi di preparare i pop-corn e mettervi comodi sul divano, buona visione!

1 commento su ““Il nome della rosa” in arrivo su Rai 1, l’atto di un genio incontra il piccolo schermo”

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