Archetipi familiari e rivelazioni occulte, “Mansfield Park” di Jane Austen

Di Gian Luca Nicoletta

 

L’articolo di questa settimana, se siete fan di Jane Austen, incontrerà senz’altro i vostri gusti perché è incentrato su quello che, assieme a Orgoglio e Pregiudizio, viene definito il punto massimo della scrittura dell’autrice inglese: Mansfield Park.

Questo romanzo, pubblicato nel 1814 e terzo in ordine cronologico dopo Ragione e Sentimento (Sense and Sensibility) e il già citato Orgoglio e Pregiudizio, racconta la storia di Fanny Price e, com’è tipico della scrittura di Austen, si tratta di una ragazza dal carattere ben definito.
Di Austen avevo letto solo le avventure delle sorelle Bennet e di Mr Darcy (anche se il mio preferito rimane Mr Bingley), tuttavia non ho potuto non notare alcuni elementi caratterizzanti la struttura della trama che mi hanno condotto a delle considerazioni che qui di seguito vi esporrò.

golden train
The Golden Train di Edmund Blair Leighton (1891)

Fanny è la figlia di una delle tre sorelle Ward, la più disgraziata che ebbe la malsana idea di sposare un marinaio squattrinato impiegato al porto di Portsmouth. All’età di nove anni, per essere educata e per ricevere un avvenire più prosperoso rispetto a quello che le sue umili condizioni potrebbero mai permetterle, viene mandata a vivere – direi letteralmente adottata – dalla più grande delle sorelle Ward, che prima dell’inizio del romanzo Austen ci fa sapere aveva sposato il facoltoso Sir Thomas Bertram (e con sole 7.000£ di dote, pensate voi!). Tramite di quest’operazione è stata la seconda sorella Ward, il cui nome non ci viene mai rivelato ma che viene nominata costantemente col cognome del marito, titolare della canonica di Mansfield, cioè Mrs Norris.

Fanny viene cresciuta a Mansfield Park dove, da che era la primogenita femmina a casa sua, diventa la più piccola: ella ha infatti quattro cugini, tutti più grandi: Thomas, Edmund, Mary e Julia. La differenza di estrazione sociale non le viene mai nascosta né camuffata: Fanny infatti non dorme in una camera grande come quella delle cugine, ma in una stanza piccola e senza riscaldamento al confine con gli appartamenti della servitù, non ha gli stessi vestiti preziosi, non sarà introdotta in società con lo stesso sfarzo riservato alle cugine.

1816
In 1816 di Edmund Blair Leighton (1895)

Non indugerò oltre sulla trama per non rovinarvi il piacere della lettura (infatti questo romanzo l’ho letto in una settimana netta e con un record personale, essendo il sottoscritto un lettore lento) e passerò direttamente alle mie riflessioni.
La prima: com’è tipico della letteratura inglese dei secoli XVIII e XIX, una costante è rappresentata dai soldi e dai problemi economici. Una persona è quel tanto che possiede e, più nello specifico, quel tanto che guadagna in termini di rendita. Su questo aspetto abbiamo già aperto uno o due discorsi in questo articolo.

La seconda: con la lettura di Mansfield Park vi ritroverete a comprendere meglio e più da vicino il modo assai codificato e gerarchizzato dell’Inghilterra di inizio ‘800. Non solo i ruoli, com’è ovvio, sono ben definiti e distinti nella dicotomia padre/madre, marito/moglie, figlio/figlia, ma anche una sorta di gerarchia familiare di cui tutti dovevano essere ben conosci, eccovi qualche esempio:
1) I figli primogeniti prendono il nome dal genitore del medesimo sesso: dunque il primo maschio di Sir Thomas e Lady Mary Bertram si chiama Thomas, e la prima femmina Mary (stessa cosa accadde per la regina Vittoria e per Elisabetta II);
2) Il primo maschio viene appellato da amici e parenti fuori della cerchia domestica come Mr Bertram, il secondo come Mr Edumd Bertram; per le femmine invece valgono Miss Bertram e Miss Julia;
3) Quando Mr e Miss Bertram non sono nella cerchia con cui ci troviamo a interagire, questi titoli vengono temporaneamente presi da chi ne fa le veci, ovverosia il fratello e la sorella più piccoli: dunque se Miss (Mary) Bertram è assente e Miss Julia presente, quest’ultima diventa immediatamente la nuova Miss Bertram.
4) Mrs Bertram, in caso di matrimonio, sarebbe solo la moglie del primo figlio, mentre la moglie del secondo diventerebbe Mrs [nome proprio] Bertram.

Insomma, la gerarchia era talmente codificata e articolata che non fatico a capire come fosse facile trovare ampio margine per inscenare fraintendimenti e incomprensioni fra i personaggi!

(c) Bristol Museum and Art Gallery; Supplied by The Public Catalogue Foundation
The Wedding register di Edmund Blair Leighton (1920)

Un altro punto di particolare interesse è rappresentato dall’intimità e dall’interiorità dei personaggi rappresentati: questo è un passaggio che viene messo in chiaro sin da subito, all’inizio del romanzo: complete sono quelle persone che hanno una profonda conoscenza del proprio animo. Meno lo sono, più superficiali saranno. In questo senso, quindi, Austen spende tutte le sue energie nel farci comprendere quanto a fondo Fanny vada quando si tratta di capire le persone e di analizzare i propri sentimenti. Questa ricerca senza sosta è una vera e propria costante della sua poetica letteraria, il capovolgimento di un paradigma che viene portato avanti innanzitutto dalle scritture femminili dell’età moderna e che sarà fondamentale nella costituzione di una nuova figura di individuo e di essere umano, tipica dell’800 e del ‘900.

Ma Mansfield Park è soprattutto una grande commedia della società del suo tempo: non mancano giudizi di valore lanciati come frecce, tanto meno non sono assenti delle importanti riflessioni sul ruolo e sul valore della donna, esposte attraverso il filtro dei pensieri di Fanny che sta a chi legge interpretare e comprendere appieno. Nessuno sfugge alla ridicolizzazione del proprio ruolo sociale, specialmente se ha di sé una scarsa conoscenza.
Il messaggio di Jane Austen diviene, dunque, chiaro e duplice. Primo: non sprecare la propria vita a misurare le persone per quel che guadagnano, ma pensare piuttosto a comprendere noi stessi. Secondo: non dite a Fanny chi deve o non deve sposare!

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