“Sulle tracce di Jack lo Squartatore” di Kerri Maniscalco

Di Martina Conti

Cosa ci affascina maggiormente della letteratura vittoriana? La sua capacità di creare un immaginario affascinante e imperituro, di realizzare entro poche pagine quadri di un mondo che non esiste più, fatto di chiacchiere sussurrate oltre il bordo di una tazza di tè, di bustini di stecche di balena che obbligavano a dover agire anche nei momenti più spensierati secondo regole ferree.

O forse c’è dell’altro? Come l’aver saputo cogliere entro quelle regole ferree che influenzavano la vita di ogni singolo individuo, un modello che si è protratto fino al XX secolo e con esso le crepe, da cui si poteva scorgere il reale in tutte le proprie contraddizioni.

D’altronde chi non conosce la travagliata e famigeratavicenda del serial killer noto come Jack lo Squartatore, che sconvolse l’opinione pubblica nel 1888 quando d’un tratto l’infallibile corpo di polizia londinese scoprì di non essere in grado di dare un volto all’omicida che è stato il terrore di Whitechapel?

Questa è la domanda che si pone anche l’autrice americana Kerri Maniscalco e che la porta a dar vita al primo libro della trilogia dal titolo Stalking Jack the Ripper, pubblicato in italiano lo scorso 15 settembre da Mondadori, con il titolo Sulle tracce di Jack lo squartatore.

In ogni youngadult che si rispetti c’è necessità che il protagonista principale abbia un’età compresa tra i 14 e i 19 anni, e così anche i suoi aiutanti, ed insieme questi personaggi cercano di scoprire sé stessi, le proprie capacità ed i propri limiti mentre si confrontano con il mondo che li circonda.

Non è esattamente questo ciò che aspetta quel lettore che decida di avventurarsi tra le pagine di Sulle tracce di Jack lo Squartatore perché la scaltra protagonista Audrey Rose è sì una diciassettenne nel buio anno 1888, ma non si comporta come farebbe una qualsiasi diciassettenne londinese perché non si conforma ai doveri che la società si aspetta che assolva.

Orfana di madre, una madre indiana sposa di un britannico, vive nelle agiatezze ma è invisibile a suo padre, dipendente dal laudano che sta isolando sé stesso e i suoi due figli, Nathaniel e Audrey Rose.

Lei, determinata a creare da sé il proprio destino, preferisce affiancare suo zio Johnatan, medico e docente, come apprendista di patologia forense perché sente che non ha nulla in comune con le sue coetanee che si entusiasmano per un tè, o per le sfumature delicate del tessuto di un abito.

Quando allo zio viene richiesta una consulenza sugli omicidi efferati che si stanno verificando nei vicoli di Whitechapel, Audrey Rose lo affiancherà assieme allo studente che suo zio ammira di più, Thomas Creswell, un solitario che detesta e ammira. Verrà trascinata in una incessante ricerca che la porterà alla macabra scoperta che l’identità di Jack lo Squartatore si cela dietro una delle persone a lei più vicine.

Le ricerche svolte da Kerri Maniscalco per dare credibilità alla caratterizzazione delle usanze e dei comportamenti tipici dell’era vittoriana sono valide e forniscono una solida cornice; a volte tuttavia si ha la sensazione che esse funzionino eccessivamente da sfondo tanto che in alcuni casi sembra vengano dimenticati alcuni tratti in favore del ritmo della narrazione sostenuto.

Gli stilemi propri del gotico inglese vengono invece ampiamente rispettati, e garantiscono una trama ricca di colpi di scena e un ritmo incalzante che non risparmia citazioni ad altre opere letterarie fondatrici del genere.

Per amore della narrazione vengono messe in ombra le sempre presenti e indispensabili figure della servitù, che vengono regolarmente licenziate dal padre della protagonista spaventato dalla possibilità di contrarre malattie.

Il fatto che una di queste finisca nella sala autopsie come nuova vittima di Jack lo Squartatore comporta che Audrey Rose non solo sarà coinvolta emotivamente dalle indagini, ma verrà anche spinta a svolgerle in autonomia con l’aiuto di Thomas, un novello Sherlock Holmes dalle strabilianti doti deduttive. Attraverso la figura di questa ragazza decisamente anticonformista e del rapporto che si viene a creare con Thomas, Kerri Maniscalco può parlare apertamente della propria idea di femminismo come parità di genere, un argomento che, seppur fortemente anacronistico rispetto all’epoca in cui è ambientata la vicenda, offre ottimi spunti di riflessione, soprattutto nel tipo di pubblico cui si rivolge il genere youngadult.

Consiglio questo libro perché… Ha un fascino magnetico nonostante la dovizia di particolari fornita sugli omicidi e sulle autopsie non lo rendano adatto a persone con uno stomaco delicato. Il giallo ha un’intricata costruzione in cui giocano un ruolo importante non solo i due protagonisti che sono al centro di una sottotrama che vede il loro legame crescere e consolidarsi, ma anche false piste, manicomi, poliziotti che sembrano aiutanti, malati di lebbra e fratelli come Nathaniel, che è la figura con la caratterizzazione psicologica più accurata tra tutte perché, per quanto sia l’unico che mostra dolcezza e appoggia la protagonista, è anche la più attinente e accuratamente calata nel contesto socio-politico vittoriano.