“Morire per le idee” di Costica Bradatan: ritratto del volto eroico della filosofia

Di Andrea Carria

Morire per le idee? Proprio così. Il libro di Costica Bradatan Morire per le idee. Le vite pericolose dei filosofi, pubblicato nel 2017 da Carbonio Editore (collana “Zolle”, traduzione di Olimpia Ellero), mostra un lato poco considerato del mestiere del filosofo, ma che in realtà è emerso nel momento stesso in cui la filosofia è nata.

Per Bradatan, Socrate, il padre della filosofia occidentale, è stato colui che ha anche inaugurato il sentiero insanguinato dei martiri filosofi. Costoro sono quei pensatori che hanno servito così fedelmente le loro idee e la filosofia da immolarsi. Scomodi per il potere costituito della loro epoca, questi filosofi hanno testimoniato ciò che prima avevano soltanto pensato o scritto, facendo del loro corpo morente l’opera più importante che mai potessero concepire.

Morire per le idee è una navigazione affascinante nelle acque più buie della storia della filosofia. È una navigazione affascinante per chi legge, ma se Bradatan ha potuto scriverla è perché qualcuno da quelle acque non è mai uscito. Se è vero, come si impara leggendo il libro, che una delle definizioni più calzanti di filosofare è “imparare a morire”, allora per qualcuno lo è stato di più che per altri. Le figure che si incontrano in questa storia sono infatti tra le più sfortunate degli ultimi mille anni di pensiero libero: Socrate, Ipazia, Severino Boezio, Thomas More, Giordano Bruno, Jan Patočka. Ognuno di loro ha pagato con la vita la propria coerenza e la mai semplice intesa fra pensiero e azione. Martire, in greco, significa testimone, ed è proprio ciò che questi filosofi hanno fatto morendo: hanno reso testimonianza della fondatezza delle proprie idee, dimostrando di avere ragione per mezzo del proprio sacrificio.

Se Socrate non avesse bevuto la cicuta, tutto quello che aveva insegnato fino a quel momento si sarebbe dissolto come neve al sole, e la filosofia così come la conosciamo non sarebbe esistita. Se Bruno avesse abiurato le proprie tesi di fronte al Sant’Uffizio, si sarebbe salvato, ma avrebbe anche riconosciuto il proprio errore e, insieme, l’inconsistenza di tutto il suo lavoro come libero pensatore. Il mestiere di filosofo è intrinsecamente intollerante alle contraddizioni, ma non meno accidentata è la strada di chi sceglie di fare della coerenza la propria bandiera. Al filosofo non sempre viene richiesto di dare prova pratica delle proprie idee, ma quando succede – e succede – le cose si complicano sempre, e in un modo o nell’altro finisce per perdere tutto.

Morire per le idee è la storia di come i filosofi hanno perso la cosa più cara che avessero, la vita, ma è anche la storia di come il loro nome ha sconfitto la morte. Le pagine sul martirio dei filosofi costituiscono il cuore del libro di Costica Bradatan. Essenziale perché un filosofo diventi martire sono un potere oppressore determinato a togliere di mezzo gli ostacoli, la presenza di qualcuno che racconti come si sono svolti i fatti e di un pubblico che sia disposto a ricevere quella storia. Solitamente ciò avviene in tempi brevi tuttavia, se le condizioni socio-politiche non lo permettono subito, una figura può diventare un simbolo anche a distanza di secoli. Ne sanno qualcosa Giordano Bruno e Ipazia, i quali hanno dovuto attendere un tempo lunghissimo prima che il loro esempio e le loro idee avessero una platea.

Le qualità del libro di Bradatan sono più di una. Il tema può erroneamente sembrare una nicchia quando in realtà si situa nel cuore stesso della filosofia, cosa che rende questo saggio una lettura particolarmente adatta agli appassionati. L’esposizione, scorrevole e chiara, non dà nulla per scontato e agevola anche chi ha poca familiarità con l’argomento o ha lasciato passare troppo tempo dall’ultima lettura di questo genere. Lo stile piacevole dell’autore è inoltre vivacizzato da una serie di intermezzi che si inseriscono nel corpo del testo principale. Si tratta di testi collaterali che approfondiscono un tema o aprono una finestra su un altro senza rallentare il flusso del discorso principale. Una dimostrazione di come a volte basti veramente poco per recuperare interesse intorno a un argomento.

È da diverso tempo che la filosofia non gode più di buona salute. La sua reputazione – mai stata buona nemmeno quella – ha visto moltiplicarsi sempre più spesso i motivi che la vogliono una disciplina stanca e quasi del tutto priva di risposte da dare alle sfide poste dalla modernità. Per non parlare poi dei filosofi, una categoria di cui nessuno ha mai saputo davvero cosa farne. Con questo libro, Costica Bradatan non ha risollevato di un centimetro la traiettoria discendente della filosofia e dei suoi adepti, ma ha comunque fatto qualcosa di davvero meritorio: accendere una fiammella nel lungo crepuscolo della filosofia ricordando non soltanto le sue eroiche origini, ma soprattutto il senso del filosofare. Fare filosofia, ricorda Bradatan citando Pierre Hadot, è prima di ogni altra cosa uno stile di vita. Fare filosofia è vivere la filosofia, e dal momento che le due cose non hanno mai smesso di andare di pari passo, oggi non meno che in passato la filosofia si riappropria di tutta la sua saggezza, e con orgoglio ricorda al mondo di essere forse l’unico cammino che prepara alla morte educando la ragione.

Autore: Lo Specchio di Ego

Blog letterario per parlare di letteratura, storia, filosofia, arte e cultura. Recensioni e segnalazioni di libri.

3 pensieri riguardo ““Morire per le idee” di Costica Bradatan: ritratto del volto eroico della filosofia”

  1. Un libro veramente interessante. Se effettivamente i filosofi non avessero combattuto per le loro idee, a quest’ora il loro pensiero difficilmente sarebbe arrivato a noi e probabilmente neanche ricorderemo il loro nome. Un articolo veramente affascinante!

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