“Il libro della creazione” di Sarah Blau: Bildungsroman e contemporaneità

Di Andrea Carria

Se c’è un genere letterario che può essere declinato in forme pressoché infinite, il romanzo di formazione o Bildungsroman è sicuramente uno dei più plasmabili. Tra le meglio codificate che esistano, la sua struttura apparentemente rigida in realtà si sposa perfettamente con il respiro ampio e avvolgente tipico del romanzesco, respiro che proprio i momenti topici del romanzo di formazione incarnano compiutamente. Ma il Bildungsroman è innanzitutto un romanzo, e in quanto tale accoglie al proprio interno innumerevoli possibilità di variazione. L’unico vero paletto si ha a livello della trama e riguarda la trasformazione del protagonista. Per quanto necessaria, la trasformazione (un tempo si sarebbe parlato di crescita) può tuttavia avvenire in molti modi diversi, ed è qui che entrano in gioco quelle variazioni che contribuiscono a fare di questo genere letterario un autentico ever green.

La lettura di Il libro della creazione di Sarah Blau (Carbonio Editore, 2020, traduzione di Elena Loewenthal) mi ha spinto verso queste considerazioni dopo averne apprezzato quella che, a mio parere, costituisce la caratteristica più interessante di questo romanzo: la fusione armoniosa di tradizione e contemporaneità.

Il soggetto alla base del romanzo deriva infatti dalla tradizione ebraica più antica, anzi dalla leggenda. La leggenda è quella del golem, di cui la cultura e la letteratura ebraiche sono piene di riferimenti, alcuni dei quali famosissimi, com’è il caso del romanzo di Gustav Meyrink del 1925, ambientato a Praga e intitolato Il Golem.
A evocare la creatura questa volta è Telma, una giovane insegnante israeliana profondamente insoddisfatta della sua vita. Ingabbiata in una famiglia tradizionale e osservante, ferita nei sentimenti e succube di una cugina che rappresenta tutto quello che lei stessa vorrebbe essere, per Telma tutto cambia con la morte della nonna materna, la quale le lascia un’eredità davvero importante: la casa, nella quale la ragazza si trasferisce, e un libro molto speciale e potente in grado di donare la vita…

Investita da questo straordinario lascito ma ancora incapace di guidare la propria vita dove vorrebbe, Telma, all’ennesima umiliazione, decide di testarne l’efficacia. Con la terra del cimitero dove riposa la nonna impasta un corpo, lo modella in tutte le sue parti e sotto alla lingua gli deposita un cartiglio con la parola segreta che gli donerà la vita. Creare un golem è un’operazione estremamente complessa e pericolosa, a cui Telma adempie con fin troppa disinvoltura ed egoismo. Un golem infatti è una creatura con uno spirito proprio che si rafforza giorno dopo giorno. Chi lo crea non lo fa per gioco né per capriccio, ma solo in condizioni di bisogno estremo per l’intero popolo ebraico. Telma avrebbe dovuto saperlo, invece usa il potere più grande che esiste – un potere che sfida apertamente l’operato di Dio – per assecondare le proprie frustrazioni. Ma la sua leggerezza potrebbe costarle molto cara. Shaul, il nome che ha scelto per il golem che ha creato, diventa più forte ogni giorno che passa, e presto potrebbe ribellarsi all’autorità della sua creatrice mettendo in serio pericolo non solo lei ma anche le persone che la circondano.

Come romanzo, Il libro della creazione è un’opera ambivalente che alterna momenti di autenticità e altri di stasi prolungata. Sarah Blau mostra il meglio di sé alle prese con le dinamiche famigliari confezionando ritratti indimenticabili. La precisione con cui descrive le ruggini e le gelosie tra parenti offrono uno spaccato di vita domestica credibilissimo e in cui il lettore facilmente si rispecchia. Anche la caratterizzazione dei personaggi deve molto alla realtà: ciascuno di essi è perfettamente calato nella piccola parte che recita, e tutti insieme costituiscono un fondale di volti e di voci così ben fatto da tenere a galla il romanzo e spingere il lettore verso la conclusione.

C’è infatti da dire che, pur essendo un romanzo che fa perno su un elemento di fantasia, Il libro della creazione deve la maggioranza dei suoi punti di forza alle scene e alle situazioni verosimiglianti. La parte fantastica, che qui dovrebbe essere quella propriamente romanzesca, è invece un po’ annacquata. Sarah Blau indugia molto – davvero troppo – sulla fragilità e le circonvoluzioni mentali di Telma, torna spesso sui medesimi concetti e fa andare avanti la storia con il contagocce. Il risultato, alla lunga, è un inevitabile calo di tensione e una perdita di presa sul lettore, il quale si ritrova a poche pagine dalla fine ancora in attesa di quello scatto che ogni romanzo ha il dovere di compiere. Quando arriva, il momento clou è abbastanza ordinario e non sorprende più di tanto. Come altrove, anche qui le circonvoluzioni mentali della protagonista ritardano gli eventi e sottraggono loro spazio, tanto da precipitarli anonimamente verso il finale.

Un discorso a parte merita la lingua letteraria di Sarah Blau, una lingua ricca, sfaccettata, abituata a giocare con le parole, ma anche irriverente e provocatoria. La provocazione linguistica è uno dei terreni su cui la scrittrice porta la sua sfida alla tradizione. Contemporaneo e anticonformista, il romanzo illumina con le parole ciò che religione, costumi e usanze relegano da millenni nell’indicibile; e l’illuminazione avviene, riesce proprio perché tali inserti fanno parte di un tessuto linguistico di grande equilibrio. Le figure retoriche e di linguaggio sono interessanti, alcune invero molto belle; godere di certe sfumature in traduzione non è per niente scontato, ecco perché vale la pena di sottolineare anche il lavoro svolto dalla traduttrice Elena Loewenthal, a sua volta scrittrice raffinata, la quale non si è limitata a tradurre in italiano parole e frasi, ma anche il carattere dell’opera.
A parziale compensazione di ciò che la trama si dimentica di fare in termini di dinamicità interviene il passaggio frequente di Telma, protagonista e voce narrante, dalla prima alla terza persona; una scelta stilistica che vuole rimarcare la spaccatura fra Io e Sé che percorre il suo personaggio ricordando non da ultimo che Il libro della creazione, in quanto Bildungsroman, è anche un discreto romanzo psicologico.

Ricapitolando, Il libro della creazione di Sarah Blau è un’opera che, se da una parte ha mostrato qualcosa di nuovo nel romanzo di formazione facendo coabitare modernità e retaggi millenari, dall’altra ha anche inflazionato il punto di vista dell’io narrante rendendolo prolisso e a volte persino sterile. Autentico e calibrato nella descrizione delle scene domestiche, la sua presenza diviene inopportuna in altre parti del libro fino a entrare in competizione con la trama stessa. La componente romanzesca è oggettivamente risicata; il golem, il pezzo forte del romanzo, quello che si carica di più aspettative, ha sicuramente risvolti metaforici e psicologici da ricercare, ma all’atto pratico rimane un convitato di pietra, un personaggio che l’autrice non sempre sa bene dove menare.
Sarah Blau, che proprio nelle prime pagine del romanzo ha invece dimostrato di avere nelle corde un lessico famigliare da far invidia per freschezza e autenticità, ha secondo me innestato un romanzo debole (la storia del golem) su un altro (la storia di Telma e della sua famiglia) che avrebbe potuto essere molto più avvincente, decretando l’inabissamento di quest’ultimo senza riuscire a rafforzare più di tanto il primo.