Il 2020 in 10 libri: ricordi di un anno di letture

Di Andrea Carria e Gian Luca Nicoletta

Il 2020 è ormai agli sgoccioli e mai come quest’anno pure noi di Lo Specchio di Ego desideriamo voltare pagina. Quello di oggi è l’ultimo post dell’anno, e quindi speciale di per sé, così abbiamo pensato di dedicarlo alle letture più interessanti che abbiamo fatto negli ultimi 366 giorni. Alcuni libri che stiamo per presentarvi ve li abbiamo già raccontati, altri invece ve li proponiamo adesso per la prima volta.

[AC] Franco Cardini-Alessandro Vanoli, La via della seta. Una storia millenaria tra Oriente e Occidente (il Mulino, 2017). Si tratta di uno dei primi libri che ho acquistato e letto nel 2020, quando il Covid era ancora in Cina e io non avevo messo in conto che di lì a poco i libri avrebbero rappresentato l’unica possibilità di viaggiare. Quantunque questo libro vale sicuramente la lettura. Cardini e Vanoli tracciano un itinerario lunghissimo che addirittura supera i circa 7.000 chilometri che collegano il Mediterraneo all’Estremo Oriente, in quanto lo dispiegano anche temporalmente su più di due millenni di storia. Un racconto vivo, ricco di dettagli e di sorprese, erudito ma godibile prima di tutto, il loro; un parco dei divertimenti per qualunque appassionato di storia, il quale trova nelle pagine scritte a quattro mani da Cardini e Vanoli un piacere vero a cui non fa difetto un’esposizione chiara come poche e dalla grande capacità di sintesi.

[GLN] Stephen King, Le notti di Salem (Picwick, 2019). Quest’anno ho deciso di iniziare ad affrontare la mia paura del genere horror, dunque mi sono affidato al Maestro per eccellenza. Questo di King è un romanzo intrigante, a volte spietato, che ripercorre in chiave contemporanea le vicende di Dracula di Bram Stocker e letteralmente in grado di non farvi chiudere occhio (se perché non riuscite a smettere di leggere o perché sentite rumori sospetti fuori dalla porta, lo lascio decidere a voi) per tutta la notte…

[AC] Peter Hopkirk, Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia Centrale (Adelphi, 2010). Quando poi siamo entrati in lockdown e avevamo tempo per quei mattoni che in tempi normali releghiamo in fondo alla libreria, il mio Guerra e pace è stato lui. Certo, le sue 600 pagine sono molto lontane dalle 1.500 che costituiscono il capolavoro di Tolstoj, eppure è stato proprio Il Grande Gioco di Hopkirk il libro più voluminoso che ho letto nel 2020. Negli occhi avevo ancora le meraviglie dell’Oriente in cui mi aveva condotto Cardini e Vanoli con libri come La via della seta, Quando guidavano le stelle e Samarcanda (di quest’ultimo ho parlato pure qui nel blog), e Hopkirk è stato dunque la naturale prosecuzione del percorso che avevo cominciato.

[GLN] Philip Roth, La macchia umana (Einaudi, 2014). Tra le mie peregrinazioni fuori dai confini nazionali, ho fatto diverse puntate negli Stati Uniti. Lì, grazie a un altro grande della letteratura mondiale, ho visto più da vicino il torbido mondo della provincia statunitense, quella dei pregiudizi, delle invidie e che segna, volenti o nolenti, tutti con un’indelebile macchia che ci portiamo avanti per tutta la vita.

[AC] Jennifer Pashley, Il caravan (Carbonio Editore, 2020). Ogni anno mi ripropongo di leggere più thriller e ogni anno, arrivato in fondo, mi accorgo di non aver mantenuto il proposito che mi ero fatto. Il 2020 tuttavia ha segnato una piccola eccezione per la quale ho scelto di nominare ambasciatore l’american thriller Il caravan, letto durante l’estate. Se avete seguito il blog vi ricorderete di questo romanzo, per il quale sostanzialmente ho speso belle parole. Sostanzialmente, sì, perché nella recensione che scrissi sollevai anche qualche criticità. Ciò nonostante, a distanza di mesi, sprazzi di questo romanzo continuano a riverberarsi nei miei ricordi, segno che i lati positivi del libro superano di gran lunga tutto il resto e che le recensioni a caldo non rappresentano mai l’ultima parola. Tra i ricordi più piacevoli del libro c’è il fascino indiscusso dell’America profonda, dei suoi spazi sconfinati dove tutto può accadere da un momento all’altro e che, anche solo leggendone, si ha l’impressione di poter partecipare di quel genuino senso di libertà che tanto armoniosamente si abbina con i suoi paesaggi. Se ancora non l’avete letto, vi consiglio dunque di farlo.

[GLN] Irène Némirovsky, La nemica (Elliot, 2013). Anche questo, come tutte le opere che sino ad ora ho letto di Némirovsky, è un libro pieno di umani sentimenti espressi nelle più semplici delle forme. Il talento di questa importante scrittrice deve ancora essere totalmente scoperto e, cosa più importante, riconosciuto globalmente. Oltre a essere, quindi, un piacere presentarla in questo articolo ritengo anche un compito morale diffondere sempre più i suoi scritti.

[AC] Costica Bradatan, Morire per le idee. Le vite pericolose dei filosofi (Carbonio Editore, 2017). Se sui thriller devo ancora lavorare, riguardo ai saggi mi reputo invece piuttosto soddisfatto. Ve ne sarete accorti pure voi: finora ho riepilogato tre letture e solo una di queste è un romanzo. Ebbene, pare proprio che il trend espresso fin qui sia destinato a rimanere invariato visto che un saggio lo è pure questo di Costica Bradatan. In tutta onestà, ho trovato Morire per le idee una delle narrazioni filosofiche più avvincenti e originali che abbia mai letto. Non è il classico libro di filosofia, e anche i suoi personaggi non rispecchiano il profilo stereotipato del filosofo che se ne sta rintanato nella sua torre d’avorio. Nel libro di Bradatan i filosofi sono dei martiri; il suo interesse si rivolge a quell’esigua minoranza di pensatori che nel corso dei secoli ha incarnato il vero ideale della filosofia, quello di essere innanzitutto uno stile di vita di cui il filosofo è tenuto a dare testimonianza con l’esempio e, se necessario, con la propria morte.

[GLN] L.G. Luccone (a cura di), Sarà un capolavoro (Minimum fax, 2017). Il 2020 è stato anche l’anno dei percorsi biografici, il cui primo esemplare è quello della biografia, letteraria, di F. Scott Fitzgerald. In questo piacevole nonché prezioso volume curato da Leonardo Luccone abbiamo rivissuto gli episodi salienti della grande parabola che è stata la vita dell’autore di Gatsby e di Di qua dal paradiso. Un vero gioiellino che ogni appassionato di letteratura americana dovrebbe avere con sé.

[AC] Nicola Lagioia, La città dei vivi (Einaudi, 2020). Poco prima di Natale mi è finito tra le mani l’ultimo (e in generale molto atteso) libro dell’einaudiano Nicola Lagioia che, come tutti voi saprete, ricostruisce fatti e antefatti di uno dei casi di cronaca più efferati degli ultimi anni: l’omicidio di Luca Varani nel marzo 2016. Giunto in fondo, pensavo di dedicargli un articolo intero ma poi, visto il prevedibile fiorire di recensioni e approfondimenti che libri come questo trascinano per mesi, ho cambiato idea.
Comunque sia, ad avviso di uno che è incapace di conservare interesse per una notizia di cronaca per più di qualche ora, ritengo che l’autore abbia fatto un lavoro portentoso e di grandissimo equilibrio, sia intellettuale che stilistico. Il libro – un incrocio molto ben riuscito fra reportage e romanzo (Capote docet, ma secondo me Lagioia va perfino oltre) – rapisce il lettore senza aizzarne la morbosità: la parola appartiene sempre e solo ai protagonisti o ai testimoni della vicenda, e l’autore non dà mai la sensazione di voler sostituire la loro voce con la propria. Il suo tocco autoriale sta elegantemente altrove, e non solo nella prosa che, in quanto einaudiana, è semplicemente perfetta. Mi riferisco più che altro ai subplot che è riuscito a sviluppare in concomitanza con la non facile ricostruzione del caso, i quali irrorano il libro come una vena sotterranea d’acqua freschissima. Il migliore è il racconto della Roma così come il 2016 l’ha consegnata agli annali: una città-discarica attanagliata da immondizia e malavita, da gabbiani e degrado postmoderno, verso la quale lo scrittore ha comunque più parole d’amore che di denuncia.

[GLN] Virginia Woolf, Leggere, scrivere, recensire (La vita felice, 2015). Chiudo questa mia breve rassegna con il vademecum per il futuro, anche se questo libro l’ho letto nel 2019: come la più indiscussa voce letteraria della contemporaneità possa indicare la via a noi smarriti seguaci della penna. Nella sua raccolta di articoli, opinioni e pagine personali, Woolf crea un breviario del giovane scrittore, insegnandoci l’approccio fondamentale che dobbiamo assumere ogni qualvolta che abbiamo a che fare con le parole: un approccio scientifico, pulito e sommamente autocritico.

Prima di lasciarvi andare, permetteteci di ringraziarvi per tutte le vostre visite al blog (siete davvero tantissimi!) e di farvi i nostri migliori auguri di buon anno!
Ci vediamo nel 2021, e per l’esattezza il 4 gennaio con un nuovo articolo e un nuovo argomento; a presto!

Autore: Lo Specchio di Ego

Blog letterario per parlare di letteratura, storia, filosofia, arte e cultura. Recensioni e segnalazioni di libri.

6 pensieri riguardo “Il 2020 in 10 libri: ricordi di un anno di letture”

  1. Luccone e Lagioia mi ispirano particolarmente.
    Le notti di Salem ce l’ho in lista per il nuovo anno, avendo appena visto sia il film dell’89 che la miniserie del 2004 (ma io non avrò difficoltà: sono un’appassionata di horror 😉 )

    Buon anno e buone letture!

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    1. Sono tre libri diversissimi fra loro, ma tutti da leggere assolutamente! Con gli horror noi ci andiamo cauti, spesso la paura vince sulla curiosità (almeno è così nel caso di Gian Luca; io invece ne leggo pochi perché tendo a privilegiare altre letture, però in compenso guardo tutti i film horror che posso). Speriamo di fare progressi nel 2021 🙂
      Buon anno e buone letture, a presto!
      Andrea

      "Mi piace"

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