C’era una volta l’Europa, e forse c’è ancora… parte I

Di Gian Luca Nicoletta

 

Da tempo volevo dar vita a una seconda rassegna tematica che avesse come filo conduttore la letteratura e l’impegno intellettuale. Ho quindi deciso, come proposito per l’anno nuovo, di spingermi più in là rispetto all’ultimo articolo dedicato a Piero Gobetti o a quello sul discorso di Eugenio Montale e di parlarvi sempre di intellettuali, ma non solo, che hanno proferito le loro parole da più parti d’Europa: Francia, Inghilterra, Italia, Spagna e Germania. Spero apprezzerete questo viaggio e sarò molto curioso di leggere le vostre riflessioni in merito. Siete pronti? Allora dizionari alla mano, si parte!

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Ginevra, 1946, 2 Settembre… lunedì.
Ha inizio in questa città un viaggio che mi auguro ci porterà lontano. In quest’occasione ha luogo la prima di una lunga serie di conferenze, e questa in particolare si chiuderà il 14 dello stesso mese, cui partecipano intellettuali, scrittori, teorici della letteratura, filosofi e critici provenienti da diverse parti delle macerie del continente.

Queste conferenze hanno tutte lo stesso titolo introduttivo, “Rencontres Internationales de Genève“, e ognuna ha un suo specifico sottotitolo, in questo caso “L’esprit européen“. Nascono da un sentimento comune, condiviso dalla gran parte degli intellettuali europei sopravvissuti al conflitto da poco conclusosi. In un quadro politico e storico come quello che si delinea all’alba del 1946, Ginevra non è da considerare semplicemente come uno dei pochi luoghi rimasti intoccati dai bombardamenti ma anche, e soprattutto, come il centro quasi geometrico di un’Europa che, allora, non superava i confini di quel che restava della Germania da poco divisa e da quelli delle regioni balcaniche che si affacciano sul Mediterraneo.

Come vi accennavo, il tema di questo primo e fortunato incontro ci dà la cifra di quale sia il pensiero che si trova al centro delle riflessioni di questi luminari dell’Arte: lo spirito europeo, tema tanto vasto quanto difficile da cercare di comprendere ancor prima che da studiare. Possiamo affermare che un evento del genere non si era mai verificato nel corso della storia del genere umano ed era chiaro a tutti che la fine della guerra costituisse, di fatto, una cesura col mondo precedente; con l’idea di quel mondo. Gli intellettuali che si riuniscono a Ginevra cercano di comprendere in quale modo questa cesura possa rappresentare un’opportunità per creare qualcosa di nuovo.
Sia ben chiaro: terminata la seconda guerra mondiale le istituzioni statali erano vive e operanti, dunque sarebbe errato e fuorviante immaginare gli intellettuali di cui vi parlerò come delle figure super partes che antepongono la speculazione intellettuale all’autogoverno post-bellico. Partendo ognuno dalle proprie esperienze civili e politiche, tutti si rendono conto innanzitutto che il proprio spazio politico nazionale non è più isolato ma anzi ben connesso con altri spazi contro i quali si era combattuto fino a poco tempo prima; e che poi questi spazi erano destinati a cooperare sinergicamente. Il nodo da sciogliere è: in quale forma? Alleanze, federazioni, un nuovo Stato unitario e politicamente monocolore? Nella mente di tutti era chiaro che il modello della “Società delle Nazioni” ideato dal presidente statunitense Wilson e già da tempo fallito non era in nessun modo riproponibile. Era necessario creare qualcosa di nuovo e rivoluzionario, un sistema che avrebbe avuto non solo la funzione di eterno monumento alla pace ricostituita ma anche un modello sia per le generazioni future che per gli altri continenti del pianeta.

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La prima voce che ascolterete, e di cui vi parlerò nel prossimo articolo, sarà quella di un filosofo francese, nato a Parigi nel 1867. Si tratta di Julien Benda.

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