La saga dei Cazalet, volume V: “Tutto cambia” di Elizabeth J. Howard

Di Gian Luca Nicoletta

 

Se avete commesso il madornale errore di perdervi i precedenti articoli di questa saga potete: 1) chiedere umilmente ammenda; 2) ripercorrere le tappe seguendo questi link:
volume I: Gli anni della leggerezza;
volume II: Il tempo dell’attesa;
volume III: Confusione;
volume IV: Allontanarsi.

 

Ebbene, cari amici e care amiche, ci siamo. La saga della famiglia Cazalet giunge al termine. Vi scrivo dalla mia postazione al computer, avendo cura di non far cadere le lacrime, che pur copiose m’inondano il viso, sulla tastiera. Con la vista sfocata dal pianto procedo a parlarvi di questo ultimo volume.

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Ci troviamo sbalzati in avanti di un decennio rispetto al quarto volume, Allontanarsi, e la prima parte di questo romanzo si apre nel Giugno del 1956. La Londra descritta da Howard è immersa negli alberi in fiore che costeggiano i viali di Regent’s Park e le case a schiera di Chester Terrace. Nel frattempo, mentre Hugh, Edward e Rupert si barcamenano per mandare avanti le segherie di famiglia tra i moli della capitale inglese e quello di Southampton, nella dimora di Home Place qualcuno esala l’ultimo, affaticato, sospiro.

Dimenticate i volti delle bambine che abbiamo conosciuto nel corso degli anni, perché queste ormai sono diventate donne, mogli e madri di famiglia. Le vediamo prese dalle loro vite, dai loro molteplici figli, dai loro mariti e anche dai loro progetti, fortunatamente. Come ho avuto modo di scrivere in altri articoli, Howard dà sempre molto spazio alla figura della donna e ci trasmette un’immagine di questa che mina alle fondamenta l’idea stereotipata della tipica casalinga degli anni ’50 e ’60. Le donne che popolano questo ultimo volume sono intraprendenti nonostante le energie che la vita familiare e coniugale rubi loro dalla mattina alla sera. Sono le vere detentrici della stabilità familiare, anche e soprattutto in termini economici. Come vedrete perdendovi fra le pagine che fanno sfrecciare gli anni sotto al vostro naso, i soldi ricoprono in questo volume un ruolo ben maggiore rispetto al passato.

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Sebbene l’economia e il valore del denaro prendano maggiore spazio, nemmeno di un millimetro retrocede la posizione di supremazia del confronto generazionale. In una stessa stanza, infatti, troviamo quasi sempre tre generazioni di Cazalet: dai nonni ai loro nipoti, passando per i figli e le nuore o i generi. Il confronto viene portato avanti su un doppio livello: uno è quello delle dinamiche tra genitori e figli. I primi cercano di tenere a freno l’irruenza dei secondi, mentre questi ultimi tentano in ogni modo di farsi accettare in quanto adulti. Esattamente quello che facevano i loro genitori quando erano bambini. Il secondo livello, particolarmente marcato nel personaggio di Zoë, è condotto interiormente: ovverosia gli adulti, dopo essersi confrontati con i figli, si confrontano con loro stessi e il ricordo di sé di quando erano giovani. «Ma anche io mi comportavo così? Devo essere stata terribile con mia madre!» è una frase tipo che ritorna nel corso dei capitoli e, quindi, degli anni: segno questo di un importante messaggio che Howard vuole trasmetterci: non dobbiamo smettere mai di indagare a fondo il nostro animo.

Un ultimo elemento che riguarda questo volume e che mi piacerebbe approfondire in futuro riguarda la realizzazione del testo. Guardando la cronologia delle pubblicazioni, infatti, si nota un vuoto: il quarto volume della saga è del 1995, mentre questo ultimo è del 2013, pubblicato pochi mesi prima della scomparsa dell’autrice avvenuta il 2 Gennaio 2014.
Tra il quarto e il quinto volume sono state pubblicate altre tre opere, dunque è chiaro come sia stato impiegato il tempo, ma sarebbe bello scoprire perché si è creato questo vuoto. Mancanza d’ispirazione? Blocco dello scrittore? Desiderio di concentrarsi su altre storie e su altri personaggi? Chissà. Una cosa è certa: questa saga familiare costituisce una pietra miliare della letteratura contemporanea. Un cosmo di relazioni, eventi, varietà umane che difficilmente si trova in altre opere. E se proprio siete rimasti colpiti, come me, da questa serie e fate fatica a lasciarla andare, come me, e avete voglia di continuare a rivivere le vicende di questa famiglia, come me (!), potete consolarvi: esiste una miniserie del 2001 che riporta gli avvenimenti del primo decennio dei Cazalet e che può aiutarci a indorare la pillola dell’abbandono.

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The Cazalets, miniserie TV del 2001 diretta da Suri Krishnamma

Alla fine di questo viaggio non mi sento di aggiungere altro se non un grazie. Grazie a Elizabeth Jane Howard per aver prodotto tanta letteratura che ci aiuta ad andare avanti nel mondo di oggi, il quale ne ha disperato bisogno ma che, come ogni paziente indisciplinato, si ostina a non prendere l’unica vera medicina che possa salvarlo. Consiglio questa lettura a tutti e invito tutti a sondarne gli svariati livelli di analisi che ogni pagina svela e nasconde a un tempo.

Thank you, Miss Howard!

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La saga dei Cazalet, volume IV: “Allontanarsi” di Elizabeth J. Howard

Di Gian Luca Nicoletta

 

Non so voi, ma quando realizzo che sto giungendo alla fine di una saga di romanzi comincio a soffrire di una nostalgia prematura: i libri che ho letto e i personaggi che ho conosciuto già iniziano a mancarmi ancor prima di arrivare alla fine dell’intera serie. La mia “sindrome del lettore nostalgico” si è ripresentata anche stavolta, puntuale come Lurch della famiglia Addams quando suona il gong della porta, col suo vassoio carico di lacrime… per me.

Ebbene sì, lo confesso: quando i personaggi che ho imparato ad amare crescono, si sposano, invecchiano, insomma vivono e io assisto al loro fiorire tragico e romantico a un tempo, beh io mi sento come osservassi un caro amico partire verso una mèta che non posso raggiungere e mi dispero in scene madri degne della Scala di Milano. Così mi sono sentito leggendo Allontanarsi, il quarto e penultimo(!) volume della saga dei Cazalet.

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Sono emozioni contrastanti quelle ispirate da questo volume: innanzitutto siamo fuori dalla guerra, e la storia si sviluppa a cavallo tra il 1946 e il 1947. Dunque c’è gioia perché finalmente le vite di tutti possono riprendere a scorrere, ma anche molta tristezza per coloro che non possono farlo perché, dal fronte, non sono mai tornati.

C’era attesa, titolo del secondo volume, attesa per il benessere, per il nuovo mondo, mentre ora c’è molta delusione perché nulla delle grandi migliorie tanto attese è mai arrivata: i razionamenti di cibo e materiali continuano; la classe politica, dopo il turbolento passaggio di Churchill a leader dell’opposizione, è tornata identica a sé stessa e, come se non bastasse, l’Impero si sfalda cominciando a perdere le proprie colonie.

In un contesto del genere riprendono le vite dei nostri cari Cazalet. Le vite che non sono state sconvolte da avvenimenti bellici sono comunque sconquassate da eventi familiari: un matrimonio che scricchiolava da tempo collassa definitivamente sotto il peso dei propri silenzi, mentre una giovane e innamoratissima coppia, Polly e Gerald, inizia una vita che si prospetta avventurosa dentro un grande e vecchio maniero che aspetta solo di tornare a vivere. 

Proprio così, Polly si sposa, Polly è diventata un’adulta, lo avreste mai creduto? E oltre a lei rimarrete affascinati dalle profonde trasformazioni che hanno colpito la geniale e tormentata Clary, così come suo fratello Neville che tentenna fra la fine dell’adolescenza e alcuni strascichi di infanzia (o infantilismo).

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Louis e Edwina Mountbatten, ultimi governatori d’India prima della decolonizzazione. Fonte: blog.indiahicks.com

Rimane strabiliante il modo con cui Howard riesce a cogliere le piccole trasformazioni dei personaggi, distribuendole a suo piacere a volte col contagocce, a volte in abbondanti secchiate, sino a farci rendere conto d’un colpo che i bambini sono diventati adulti, che gli adulti invecchiano, che i vecchi… smettono di essere. Il titolo del libro ben riassume il rito di passaggio che tutti i personaggi devono, in un modo o nell’altro, affrontare: allontanarsi. Ci si allontana da un’amica cara, ci si allontana perché si va a vivere altrove, ci si allontana dal proprio marito, vuoi per un divorzio, vuoi per la morte. Ma è anche vero che ci si allontana da una vita che non ci piace, o che credevamo ci piacesse, oppure ci si allontana nel tentativo di rivendicare la propria esistenza rendendosi conto, alla fine e guardando da lontano cosa si è lasciato, che avevamo sottostimato tutto quello che componeva la nostra vita, senza vederne la reale ricchezza.

Il libro si chiude con una speranza, tuttavia: l’allontanamento che nel corso di queste pagine si presenta con così tante e varie sfaccettature, ce ne mostra anche alcune molto positive e che ci permettono di guadagnare una possibilità per tornare a fiorire, a differenza di tanti altri che non ne hanno avuto la possibilità. Affrontare la realtà e prendere quel che ci spetta, non temere il mondo ma anzi, accettare la sfida che ci viene lasciata in eredità il giorno della nostra nascita e riuscire a rendere la nostra esistenza piena, “autenticamente felice” (cit.)

La saga dei Cazalet, volume III: “Confusione” di Elizabeth J. Howard

Di Gian Luca Nicoletta

 

Continua il nostro piccolo viaggio nel mondo dei Cazalet, guidati dalla voce di Elizabeth J. Howard.

Lo so, non vedete l’ora di sapere cos’è successo ai componenti della famiglia, ora che ci ritroviamo negli anni più intensi della guerra. Zio Rupe, che fine avrà fatto? Sybil si sarà ripresa dalla malattia? E le ragazze? I bambini?

Sono molte le domande che mi sono posto, come voi, quando ho iniziato questo terzo e bellissimo volume.

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Per prima cosa, è opportuno inquadrare i fatti storici. Siamo a metà del 1943 e la svolta è iniziata già da qualche mese: dopo quasi tre anni in cui si dava ormai per scontata la vittoria dei nazisti su tutta l’Europa a loro non alleata, la campagna del nord Africa si conclude con la vittoria degli Angloamericani, mentre in Russia le truppe sovietiche resistono agli attacchi delle forze dell’Asse. In Inghilterra, però, cos’accade? C’è da dire che per noi Italiani, che della Seconda Guerra Mondiale abbiamo una percezione storica, familiare ed emotiva del tutto diversa da quella degli Inglesi, le privazioni che patiscono i personaggi di questa saga dovute al razionamento del cibo e ai disservizi pubblici in termini di acqua calda e luce elettrica, sono poca cosa se li paragoniamo all’invasione nazista e alle stragi che si sono viste sulla nostra penisola.  Ma se è vero, come io credo, che non bisogna mai paragonare il dolore e la sofferenza di uno col dolore e la sofferenza di un altro, è vero anche che tutti gli europei hanno avuto la loro guerra, i loro lutti e di questo bisogna pur tener conto.

Le incursioni aeree su Londra sono massicce: si vedono sfrecciare continuamente le micidiali V-1 e V-2, armi precorritrici rispettivamente dei missili da crociera e dei missili balistici, che volano sopra i cieli della capitale schiantandosi sulle case. Tra l’altro è interessante notare, sotto questo aspetto, che Howard non riporta il bombardamento di Buckingham Palace.

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13 Settembre 1940 – bombardamento di Buckingham Palace. Giorgio VI e la Regina Elisabetta ispezionano le parti del palazzo danneggiate dalle bombe (AP – Photo).

Tornando ai membri della famiglia Cazalet, vediamo che ognuno di essi sta combattendo una battaglia interiore ed esteriore col mondo che cambia. La guerra acuisce le situazioni di tutti, polarizzando le esistenze a due estremi: da un massimo di pericolo a un massimo di inattività. Ho volutamente tolto dalla contrapposizione il termine “sicurezza” perché questo, in tempo di guerra, viene rimosso per definizione.

Ebbene chi troviamo ai due estremi? Da un lato possiamo mettere Rupert, le cui condizioni di disperso possono essere le più diverse: prigioniero, deportato, morto. Oppure Michael Hadleigh, il trentenne sposo di Louise che vive tra missioni sui cacciatorpediniere e brevi licenze sulla terraferma che, invece di trascorrere con  la sua sposa, spende con sua madre, la tentacolare Lady Zinnia, “Zee” per chi fa parte del suo giro rigorosamente precluso alle donne.

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Bombe V-2 in un campo di prova tedesco. Queste bombe hanno fornito le basi per lo sviluppo dei successivi missili balistici.

In una condizione opposta alla precedente, ovvero attanagliate dall“inattività”, troviamo, parlando di madri, la Duchessa, Kitty, che nasconde dietro al suo aplomb perfettamente vittoriano un grande dolore per il figlio più piccolo che è dato per disperso (rispetto a questo punto, potete ripassare cos’è accaduto nei libri precedenti andando qui) ma allo stesso tempo nutre un profondo senso di maternità per Zoë la quale, vivendo quell’incertezza più di tutti, non sa se condurre la sua vita da donna sposata o da vedova di guerra. In questo elenco possiamo inserire anche un personaggio non molto approfondito che però merita di essere preso in considerazione: Neville, il figlio più piccolo di Rupert e della sua prima moglie, Isobel. Il bambino è cresciuto senza la madre, morta di parto in un momento cronologico precedente all’intera vicenda, e la guerra gli ha portato via anche il padre. Non ha punti di riferimento all’infuori di una sorella che per anni è stata troppo concentrata sul suo odio verso la matrigna o sul suo ruolo di unica donna al mondo capace di comprendere e amare il padre. Il suo dolore non trova espressione, non viene compreso e addirittura non viene concepito nelle menti degli altri componenti della famiglia.

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Potrei azzardare l’ipotesi che al personaggio di Neville viene assegnato il compito di incarnare il profondo divario tra bambini e adulti. L’incomprensione fra le tre generazioni – anziani contro adulti, adulti contro bambini – è un tema ricorrente in tutti i volumi sin qui presi in considerazione, ma sebbene ogni personaggio a modo suo riesca a trovare una via di fuga, una scappatoia che se anche non porta alla libertà comunque conduce alla conquista di “una stanza tutta per sé”, a Neville questo non riesce. È emblematico il fatto che per ben due volte il bambino tenti di scappare da scuola ma non ci riesca: la prima volta viene aspramente sgridato dagli adulti e rimandato immediatamente indietro; la seconda viene beccato dalla sorella più grande e dalla cugina Polly, le quali ancora non si considerano adulte, e che invece di redarguirlo tentano di trovare una soluzione alternativa per farlo star meglio.

Non c’è una lingua veicolare che i componenti di queste generazioni a confronto possano usare per parlarsi, per venirsi incontro. La “confusione” che dà il titolo a questo volume è data dalla convulsa situazione politica esterna, ma anche dalla mole infinita di suoni che si sentono dentro la casa di campagna dei Cazalet e che nessuno, tranne chi li ha emessi, sa interpretare.

La saga dei Cazalet, volume II: “Il tempo dell’attesa” di Elizabeth J. Howard

Di Gian Luca Nicoletta

 

Con questo articolo porto avanti la rassegna a puntate sulla saga che ha fatto conoscere Elizabeth J. Howard al grande pubblico. Vi sto parlando, come avrete capito dal titolo, del secondo volume dei Cazalet, intitolato Il tempo dell’attesa.

Costituendo il continuo del volume precedente, Gli anni della leggerezza, la narratrice dà molte cose per scontate rispetto a nomi, ruoli e importanza che i personaggi hanno all’interno della vicenda di questa famiglia inglese, tanto particolare quanto riconoscibile, sia nelle dinamiche familiari e sia nei rapporti che si instaurano fra i vari membri, con le nostre.

Questo volume si apre nel pieno della Seconda Guerra mondiale: il cibo è stato razionato, molte famiglie hanno deciso di abbandonare Londra, mentre gli uomini che sono stati respinti al momento dell’arruolamento – come Hugh Cazalet – rimangono nella capitale per necessità lavorative, dato che l’unica attività di sostentamento dell’intera famiglia, una grande azienda che tratta legname pregiato, non può rimanere abbandonata a sé stessa. Tutti i membri della nostra cara famiglia, dunque, si ritrovano a condurre una convivenza per molti aspetti forzata nella grande casa nelle campagne del Sussex, Home Place.

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Parallelamente al filone di guerra, c’è il ben più intricato filone familiare, che vede protagoniste le giovani donne e adolescenti della famiglia: Louise, Polly e Clary sono le protagoniste principali; poi ci sono personaggi che già conosciamo bene come Villy, Sybil e Zoë o altri con cui facciamo conoscenza più approfonditamente, come Jessica Castle, sorella di Villy, e Angela sua figlia.

Gli anni sono passati anche per loro e ognuna di esse, in proporzione alla propria età, dai 18-19 anni di Louise ai 10-11 di Lydia, si ritrovano costrette ad affrontare i propri demoni, le proprie paure di un’età che si presenta del tutto inesplorata e in un contesto che non lascia spazio a grandi speranze. Non fanno eccezione le donne più adulte, la cui illusione di aver raggiunto la mèta più importante della propria esistenza (un buon matrimonio e dei figli) si infrange miseramente contro il muro freddo e duro di una vita fatta di routine, sorrisi forzati e sguardi voltati altrove quando incrociano dei problemi non affrontabili.

Tramite le quattro giovani ragazze, Howard si dà la possibilità di parlare della propria vita, in special modo tramite il personaggio di Louise, le cui vicende familiari rispecchiano molto quelle dell’autrice, trasformandola in questo modo in un alter-ego autobiografico.

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La macro-storia della Seconda Guerra Mondiale, che racchiude in una cornice le storie più piccole dei Cazalet, raggiunge nella sua drammaticità anche i componenti della famiglia. Un personaggio importante, che abbiamo imparato ad amare nel primo volume, viene dichiarato disperso a causa di un violento attacco da parte dei nazisti al cacciatorpediniere sul quale prestava servizio. La notizia giunge a Home Place nel più terribile dei modi: tramite una telefonata presa da chi non doveva trovarsi nell’unica stanza dotata di telefono (a causa di una marachella da tenere nascosta) una delle bambine della casa viene a sapere della scomparsa del padre, cadendo nello sconforto assieme a tutta la famiglia. La lontananza, l’assenza della persona cara, viene affrontata da tutti in diversi modi ma rimane sospeso nell’aria un grande interrogativo: sarà ancora vivo?

Questo aspetto più intimo e drammatico della guerra ci conduce a un altro grande romanzo di guerra ambientato in Francia, Suite Francese di Irène Némirovsky di qui ho parlato qui. Lo stesso timore della vita, il pericolo che si nasconde dietro all’angolo, sono temi ricorrenti in entrambe queste opere sebbene analizzati da prospettive diverse: in Némirovsky il timore viene dalla terra, dal vicino di casa diventato un delatore, dal passaggio dei carrarmati. In Howard, invece, viene dal cielo, perché le incursioni dei bombardieri nazisti tengono continuamente i personaggi col naso all’insù, pronti a scappare al suono di un rombo sospetto oppure, per converso, a osservare da lontano le luci della città che va in fiamme.

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In questo si esprime il senso profondo de Il tempo dell’attesa: l’attesa per il proprio futuro, più fosco che mai, l’attesa per una guerra che sembra interminabile, l’attesa di un padre, un figlio e un marito che torni a casa, pur sapendo che potrebbe non succedere mai.

La saga dei Cazalet, volume I: “Gli anni della leggerezza” di Elizabeth J. Howard

Di Gian Luca Nicoletta

 

Se anche voi, come il sottoscritto, siete degli appassionati di storie e saghe familiari ambientate negli ultimi due secoli (sia che si tratti di romanzi come À la recherche du temps perdu o Suite française, sia che si tratti di sceneggiature come Downton Abbey o Gosford Park) allora non potete non imbarcarvi nella lettura de Gli anni della leggerezza il primo dei cinque volumi che costituiscono la saga della famiglia Cazalet, scritta da Elizabeth Jane Howard nell’arco di un ventennio, dal 1990 al 2013.

Per gli appassionati di questo genere userò solo alcune coppie di parole chiave che già so vi convinceranno: “famiglia numerosa”, “maniero in campagna”, “scontro generazionale” e “intrighi e rivalità”. Ma non è voi che devo convincere, cari appassionati, piuttosto devo parlare di quanto questo romanzo sia avvolgente, coinvolgente e profondamente interessante a chi non è familiare col genere.

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La storia ha inizio nel 1937 in Inghilterra e da subito il lettore viene accolto come un ospite gradito nella casa londinese di Edward Cazalet e Viola (Villy per gli amici, dunque anche per voi), una delle coppie che popolano l’albero genealogico di questa famiglia di imprenditori. Sarete immersi nella loro routine quotidiana: lezioni a casa con Miss Milliment, l’istitutrice; farete spese con Mrs Cazalet; guarderete i giochi in giardino di Louise e Polly. Conoscerete poi gli altri membri della loro famiglia: dunque Hugh, il fratello maggiore di Edward, e sua moglie Sybil, ma anche Rupert Cazalet e la sua seconda moglie Zoë e Rachel Cazalet, la sorella nubile “per scelta”.

Non mancheranno anche le faccende domestiche da sbrigare: bisognerà stare attenti, come deve fare la cara Nanny, a che i bambini non si sporchino i vestiti o, peggio, proverete lo stesso affanno che prova Mrs Cripps quando sa che deve preparare colazione, pranzo, tè e cena per quindici persone che verranno a stare nella casa di campagna nel Sussex per tutta l’estate!

Ma la domanda che ci pone chi non è familiare con questo genere letterario è: “Cosa ci trovate di bello?” Il bello, caro profano, sta negli squarci di verità che Howard ci mostra all’improvviso, tra un’incursione fatta di nascosto in cucina per sottrarre agli occhi vigili delle domestiche un barattolo di vetro per gli esperimenti dei bambini e, anche, tra un bicchiere di whisky e uno di sherry per mandar giù l’amarezza senza fine di una vita monotona, piatta, obbligata dalle costrizioni sociali. Perché la saga dei Cazalet è anche e soprattutto questo: la storia dell’emancipazione individuale studiata non dal punto di vista sociologico o storico, bensì partendo dai pensieri delle singole individualità umane che si scontrano ogni giorno con la limitatezza obbligata della propria esistenza. Lo svilupparsi impercettibile di un embrione di indipendenza, che segna i suoi primi battiti nelle domande che i personaggi si pongono: “Credo davvero in Dio?” “Sono sicura di volere questo bambino?” “Posso tenere per mano la persona che amo ma che non dovrei amare?” di questo e di molto altro si parla ne Gli anni della leggerezza.

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Tuttavia dire che il romanzo ruota solo attorno a questi temi sarebbe quanto mai riduttivo: Howard tiene il passo con gli avvenimenti storici paralleli ai fatti che narra e quindi i personaggi che incontriamo lungo il corso delle pagine non mancano di commentare, ad esempio, il ruolo sempre più ingombrante che sta assumendo Hitler sullo scacchiere europeo, o la questione della Cecoslovacchia che preoccupa tutti quando, durante l’estate del 1938, si rintanano nuovamente nel Sussex preoccupati dallo scoppio di una nuova, travolgente guerra.

Il punto di vista privilegiato è quello femminile nelle sue tre età principali: in quanto bambine, donne o anziane. Ognuna di loro ha il proprio spazio per affrontare – in un rapporto dialogico con sé stessa e con gli altri (le altre, a dir la verità) – il proprio essere, ma l’elemento interessante è che questo spazio viene concesso loro in relazione al grado di libertà che hanno, cui aspirano, o che mettono in discussione; riducendosi progressivamente nel passaggio da Clary, la più giovane delle bambine, a Kitty, l’anziana matriarca Cazalet. Fra questi due estremi, un intero caleidoscopio di possibilità, esperienze e credenze si intrecciano e si radicano nella trama fittizia di destini personali e nella storia nota che porta l’Europa a sprofondare nel baratro della Seconda Guerra Mondiale.

Se volete concedervi un viaggio piacevole e irragionevolmente lungo perché detestate (come me!) dire addio ai vostri personaggi preferiti, non dovete far altro che dare a Elizabeth Jane Howard la possibilità di raccontarvi la storia della sua vita e della vita dei suoi personaggi. Io, nel frattempo, mi tufferò nelle pagine del secondo volume, ma di questo vi parlerò un’altra volta…

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Immagine finale: AP Photo-Leslie Priest